Come molti, ho iniziato con una reflex, spesso già posseduta. Il passo successivo è l’acquisto di una camera astronomica. Ma quali sono i vantaggi? Il principale è il raffreddamento.

Il raffreddamento e il rumore termico

Camera astronomica monocromatica raffreddata ZWO ASI1600MM Pro
La ZWO ASI1600MM Pro.

Le camere astronomiche per il cielo profondo hanno un sistema di raffreddamento che porta il sensore a diversi gradi sotto lo zero. Questo riduce uno dei principali nemici dell’astrofotografia: il rumore termico.

Nelle lunghe esposizioni il sensore si scalda e genera un segnale spurio che si sovrappone all’immagine, come una patina o un velo che nasconde il soggetto e i dettagli più fini. Sui soggetti grandi e luminosi il problema è contenuto. Sui soggetti deboli, che richiedono molte ore di integrazione, può portare a un risultato scadente o nullo.

Il raffreddamento ha un secondo vantaggio: essendo regolato e costante per tutti gli scatti, permette di costruire librerie di frame di calibrazione alla stessa temperatura del sensore. Questi frame servono a migliorare l’immagine in elaborazione, e ne parleremo in uno dei prossimi articoli.

Non solo raffreddamento

Rispetto a una reflex, anche modificata, una camera astronomica offre altri vantaggi pratici:

  • Sensore dedicato: pensato per catturare luce debole, con un basso rumore di lettura.
  • Controllo da computer: si imposta tutto da software, dal tempo di posa alla temperatura, senza toccare la camera durante la sessione.
  • Dati grezzi: il file non è elaborato dalla camera, ed è la base di partenza migliore per la post-elaborazione.
  • Ingombro ridotto: la camera è compatta e leggera, e il basso tiraggio (6,5 mm nei modelli ZWO) facilita il montaggio con filtri e ruota portafiltri.

Colore o monocromatica

La prima scelta riguarda il tipo di sensore. Una camera a colori ha sul sensore una matrice di filtri rossi, verdi e blu: con una sola ripresa si ottiene già l’immagine a colori, ed è la soluzione più semplice per iniziare.

Una camera monocromatica non ha questa matrice: ogni pixel riceve tutta la luce disponibile, e questo dà più sensibilità e più dettaglio. Il colore si ottiene riprendendo il soggetto attraverso filtri diversi, in genere rosso, verde e blu, oppure filtri a banda stretta, e combinando poi le immagini. Richiede più tempo, più accessori (ruota portafiltri e filtri) e più lavoro in elaborazione, ma permette la qualità migliore.

Le mie camere

La mia prima camera astronomica è stata una a colori, la ZWO ASI294MC Pro. L’ho abbandonata presto, perché volevo raggiungere la migliore qualità possibile nelle mie foto, e questa si ottiene solo con una camera monocromatica.

La mia scelta è ricaduta sulla ZWO ASI1600MM Pro, che è ancora la mia camera principale. Con lei scatto dal 2022 e mi ha accompagnato in molte delle foto che trovi nella galleria del sito e sul mio profilo AstroBin.

CaratteristicaASI294MC ProASI1600MM Pro
TipoColoreMonocromatica
SensoreSony IMX294, 4/3″Panasonic MN34230, 4/3″
Risoluzione4144 × 2822 (circa 11,7 MP)4656 × 3520 (circa 16 MP)
Dimensione pixel4,63 µm3,8 µm
Conversione14 bit12 bit
Capacità del pozzo63,7 ke⁻20 ke⁻
Rumore di letturada 1,2 a 7,3 e⁻, secondo il guadagnoda 1,2 e⁻, secondo il guadagno
Efficienza quantica di piccocirca 75%circa 60%
Raffreddamentofino a 35 °C sotto la temperatura ambientefino a 40-45 °C sotto la temperatura ambiente
Memoria buffer256 MB256 MB
InterfacciaUSB 3.0USB 3.0
Pesocirca 410 gcirca 410 g
Dati dichiarati dal costruttore e dai rivenditori.

La ASI1600MM Pro non è esente da difetti. Il più fastidioso è la diffrazione che compare attorno alle stelle molto luminose, un difetto difficile da eliminare in post-elaborazione. Nel complesso resta una camera ottima, con una buona risoluzione e di facile calibrazione.

Come scegliere

Prima di acquistare, conviene considerare alcuni punti:

  • Formato del sensore: deve essere coperto bene dal telescopio. Un sensore grande inquadra più cielo, ma richiede un campo corretto e illuminato.
  • Dimensione dei pixel e focale: insieme decidono quanto cielo vede ogni pixel. La scala dell’immagine, in secondi d’arco per pixel, si calcola come 206,265 × dimensione del pixel (µm) ÷ focale (mm). Con pixel da 3,8 µm e un telescopio da 400 mm di focale si ottengono circa 2 secondi d’arco per pixel.
  • Colore o monocromatica: la prima è più semplice, la seconda dà più qualità ma richiede filtri e più tempo.
  • Raffreddamento regolato: è importante che la temperatura sia stabile e impostabile, per poter riusare i frame di calibrazione.
  • Budget complessivo: la camera non è l’unica spesa. Una monocromatica richiede ruota portafiltri e filtri, e il computer per il controllo.

Le prossime settimane

Qui sul sito non ho pubblicato tutte le foto realizzate con queste camere, perché voglio parlare di ognuna in modo approfondito nelle prossime settimane: il soggetto, dove si trova, la finestra di visibilità e il metodo di acquisizione. Le trovi tutte nella mia galleria su AstroBin.


Seguimi

Se l’articolo ti è stato utile e vuoi vedere i miei nuovi scatti, seguimi su Instagram e su AstroBin.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *